La Bella, la verità nascosta

Apr 10, 2024

Nella Galleria Palatina, all’interno di Palazzo Pitti, a Firenze, è conservato uno splendido dipinto di Tiziano sulla cui storia vorrei attirare la vostra attenzione.
Sto parlando del celebre ritratto di donna denominato “La Bella” il quale, oltre a illustrare una meravigliosa creatura femminile, definisce altresì i canoni della bellezza e della grazia dell’epoca e, a mio sommesso avviso, non soltanto di quella. La particolarità dell’opera, realizzata a Venezia nel 1536, però, consiste nel fatto che, nonostante le molte ricerche e i più disparati accostamenti, nessuno è mai riuscito, in cinquecento anni, ad attribuire la misteriosa effigie a una qualsivoglia persona reale che ne potesse essere stata la modella, per giungere all’anodina conclusione che si trattò, pertanto, di un sublime esercizio di pittura e nulla più.
Non sono di questa opinione e, se avrete la bontà di seguirmi nel breve racconto che ho scritto, scoprirete ciò che accadde.
La fanciulla del racconto, e quindi anche la modella del quadro, fu, a ritenere di chi scrive, la poetessa Gaspara Stampa. Non ve n’è prova, ovviamente, ma si possono riscontrare, nei percorsi della vita reale dei personaggi e nelle cronache di quei giorni una tale concomitanza e convergenza di fatti e circostanze che mi sentirei di poter, sull’argomento, affrontare qualsiasi contraddittorio. La storia dell’incontro, come è descritta, assolve a criteri narrativi e sicuramente non fu così, ma i due si conobbero certamente; Tiziano, attento com’era agli aspetti relazionali del suo lavoro non poteva ignorare il famoso circolo letterario della madre di lei, Cecilia, in rapporti con tutti gli artisti veneziani, e non solo, dell’epoca, tra i quali soprattutto e assiduamente Pietro Bembo, vero e proprio maître a penser della cultura italiana di allora il quale influenzò, da quel momento in poi, tutta la letteratura degli anni a venire, promuovendo un ritorno al petrarchismo, cui Gaspara si allineò nella sua esordiente, nonché successiva, produzione poetica. Bembo era un noto collezionista d’arte e, se non proprio un mercante, di certo non ricusò di avvalersi dello straordinario, quanto facoltoso, parterre di rapporti politici e nobiliari di cui disponeva, per promuovere di volta in volta gli artisti a lui vicini; con Tiziano, già celebre per conto suo, fu un vero e proprio sodalizio. Perché, allora, non fare un ritratto a una creatura così bella e nobile, meravigliosa cantante per di più, a una modella, quindi, quanto mai consona, e non era sempre così, a stilizzare i canoni dello splendore femminile oltreché della ricchezza intellettuale, requisiti apprezzatissimi ai fini dell’auto esaltazione dei potenti a cui le sue opere erano destinate, già mi pare di sentirli. Il caso volle che proprio nel 1536 Eleonora Gonzaga della Rovere, duchessa di Urbino, a quei tempi il più raffinato centro culturale d’Europa, si recasse a Venezia e incontrasse Bembo, ospite indimenticato della sua corte. Tornò con tre ritratti di Tiziano, il suo, quello del marito, Francesco Maria della Rovere, nonché il dipinto di una misteriosa gentildonna, al quale doveva tenere parecchio, al punto che lo stesso duca sollecitò all’artista, in due lettere “il retratto di quella donna che ha la vesta azzurra”. Osservate le due immagini femminili. Potrei continuare con una serie infinita di concomitanze storiche, sovrapposizioni di immagini, testi e commenti dell’epoca delle più svariate quanto attendibili provenienze, senonché, alla fine, risulterei noioso. Lascio a voi, se vorrete, di continuare questa luminosa passeggiata nella storia dell’arte, all’esplorazione di una vicenda così ricca di suggestioni.